Sold out e applausi senza sosta per la commedia "Qua nessuno è fisso" della Lumi Production di Luca Micci
Catania- Si ride, si scherza e soprattutto si cerca di sdrammatizzare l'angoscioso problema del precariato e del lavoro sempre più inesistente in Italia con stipendi che a malapena possono sopperire ai primari bisogni nell'allegra e spassosa commedia "Qua nessuno è fisso” scritta da Corrado Ardone, Ettore Massa e Massimo Peluso in napoletano e riadattato in questa versione in siciliano dal regista ed attore Luca Micci per la rassegna "Le Mille e una farsa".
Sul palco del Teatro Don Bosco tre poveri disgraziati, ex
impiegati di una fabbrica alle prese con l’instabilità economica e le tante
difficoltà quotidiane, interpretati abilmente dallo stesso Luca Micci, Gaetano
Iacona ed Eleonora Musumeci danno vita ad una concatenazione di vicende,
abbastanza verosimili alla quotidianità di molti lavoratori, in maniera ironica
ma fedele al disagi legati alla perdita del lavoro e alla incompetenza del
sistema politico italiano che non protegge
i lavoratori di tutte le età.
L'intera Compagnia si pone l'obiettivo, ben riuscito, di far riflettere
sorridendo con la capacità di affrontare tematiche importanti come quella del
lavoro e la disperazione che ne consegue quando non si ha più nulla con
sarcasmo e pungente ironia. Tanti i colpi di scena che arricchiti dai dialoghi
rapidi e perfettamente collegati a straordinari effetti comici coinvolgono la
gremita platea, sold out in entrambi gli appuntamenti in programma , sin
dall’apertura del sipario come nell'esilarante momento del matrimonio con una
spumeggiante Maria Chiara Pappalardo, nel ruolo di Motta Santa Anastasia, il
convincente Alessandro Caruso, nel ruolo del dottore Mangiapane uno sugar daddy
molto improbabile nonchè direttore della fabbrica dei tre protagonisti. Ritmo
frenetico e battute al fulmicotone anche durante il piccolo cameo di Aldo
Mangiù nel ruolo del medico legale che ha paura di essere infettato.
Impossibile non ridere e non farsi travolgere dalla ben
congeniata confusione sulla scena, architettata a dovere dall’attenta regia che
riesce a mantenere sempre alta l’attenzione durante la godibile messa in scena.
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