Gran finale al Cretto di Burri per la 45ª edizione del Festival delle Orestiadi di Gibellina: Venerdì 31 luglio con il concerto di Paolo Fresu, Sabato 1° agosto con KOHLHAAS di Marco Baliani, Domenica 2 agosto Dimartino chitarra e voce
FESTIVAL DELLE
ORESTIADI EDIZIONE n. 45
direzione artistica di Alfio Scuderi
ATTI DI RESISTENZA
CONTEMPORANEA
un’edizione speciale TRA ARTE E TEATRO
per Gibellina Capitale italiana
dell’arte contemporanea
Gran
finale al Cretto di Burri
Venerdì 31 luglio con il concerto di Paolo
Fresu e Daniele di Bonaventura
Sabato 1° agosto con KOHLHAAS di Marco
Baliani e Remo Rostagno
Domenica 2 agosto Dimartino chitarra e voce
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STAMPA (schede spettacoli e foto)
Si avvia alla conclusione la 45ª edizione del Festival delle
Orestiadi, un'edizione speciale che ha accompagnato il riconoscimento di
Gibellina come prima Capitale italiana dell'Arte Contemporanea. Il gran
finale andrà in scena al Cretto di Burri, uno dei luoghi simbolo della
memoria, della rinascita e della resistenza artistica e culturale, filo
conduttore di questa edizione diretta da Alfio Scuderi.
Come ogni anno, il tramonto farà da cornice a tre appuntamenti che
intrecciano linguaggi artistici diversi tra musica e teatro, tra paesaggio e
contemporaneità. Un epilogo che restituisce pienamente il senso di un festival
capace, da 45 anni, di trasformare il teatro e l’arte in un'esperienza rituale
collettiva.
Si parte venerdì 31 luglio (ore 19.00) con Paolo Fresu (tromba, flicorno, effetti) e Daniele
di Bonaventura (bandoneon, effetti) che daranno vita ad un dialogo in
musica nel segno degli strumenti ad aria e di un lirismo dagli aromi
mediterranei, insieme alle voci corse del coro A Filetta. Un
concerto di grande effetto che vive di poesia, intimismo e di quelle piccole
cose capaci di raccontare i colori dell'universo musicale contemporaneo.
Ecumenicamente attratti dalla musica etnica, classica
ed elettronica, i due jazzisti si sono resi protagonisti, nel 2011, di un
interessante progetto di contaminazione, affiancati dal celebre ensemble vocale
corso A Filetta. Il risultato di questo riuscito ed affascinante viaggio
musicale, che tocca corde ancestrali, è il disco «Mistico Mediterraneo», pubblicato
dalla prestigiosa etichetta tedesca Ecm. Questo duo è una sorta di
estrazione poetica del magico interplay di quel progetto madre e che
caratterizza ormai da tempo i loro sempre più frequenti incontri ormai divenuti
un progetto originale e autonomo.
Sabato 1° agosto (ore
19.00) andrà in scena KOHLHAAS di Marco
Baliani e Remo Rostagno,
tratto dal racconto “Michele Kohlhaas”
di H. von Kleist con Marco Baliani e la regia di Maria Maglietta (produzione Trickster
Teatro / Casa degli Alfieri), spettacolo,
nato oltre trent’anni fa e che ha superato le 1100 repliche, che racconta la
storia di Kohlhaas, un fatto di cronaca realmente accaduto nella Germania del
1500, scritto da Heinrich von Kleist in pagine memorabili. “Nel mio racconto orale è come se avessi aggiunto allo
scheletro osseo riconoscibile della struttura del racconto di Kleist, nervi
muscoli e pelle che provengono non più dall’autore originario ma dalla mia
esperienza, teatrale e narrativa, dal mio mondo di visioni e di poetica. Così,
ad esempio, tutta la metafora sul cerchio del cuore paragonato al cerchio del
recinto dei cavalli, che torna più volte nella narrazione, come luogo simbolico
di un senso della giustizia umanissimo e concreto, è una mia invenzione, nel
senso etimologico del termine, qualcosa che ho trovato a forza di cercare una
mia adesione al racconto di Kleist.
Kohlhaas è la storia di un
sopruso che, non risolto attraverso le vie del diritto, genera una spirale di
violenze sempre più incontrollabili, ma sempre in nome di un'ideale di giustizia naturale e terrena, fino a che il conflitto
generatore dell’intera vicenda, cos’è la giustizia e fino a che punto in nome
della giustizia si può diventare giustizieri, non si risolve tragicamente
lasciando intorno alla figura del protagonista una ambigua aura di possibile
eroe del suo tempo. Le domande morali che la vicenda solleva e lascia sospese,
mi sembravano, quando cominciai ad affrontare
l’impresa memorabile del racconto, un modo per parlare degli anni ’70, per
parlare di quei conflitti in cui venne a trovarsi la mia generazione, quella
del ’68, quando in nome di un superiore ideale di giustizia sociale si arrivò a
insanguinare piazze e città” Marco Baliani.
A chiudere, domenica 2 agosto (ore 19,00), il concerto
chitarra e voce "L'improbabile piena dell’Oreto” di Dimartino,
in un set in duo con Fabrizio Cammarata, dove l’artista mette a nudo le canzoni
davanti al suo pubblico. A sette anni dal suo ultimo album “Afrodite”, Dimartino ha
presentato “L’improbabile piena dell’Oreto”, il suo quinto album di studio e il
ritorno alla dimensione solista, dopo gli ultimi anni di progetti condivisi e
collaborazioni. Ad anticipare il disco è stato “L’oro del fiume”, il brano che
racconta la storia di un cercatore d’oro fermo nel mezzo del fiume a
interrogarsi sul senso della propria ricerca: una riflessione poetica sull’uomo
contemporaneo e sugli obiettivi che inseguiamo, insieme allo scorrere del
tempo. Nel testo il cercatore d’oro diventa una figura simbolica che si muove
nella corrente della vita inseguendo un obiettivo, salvo poi accorgersi che
proprio quella ricerca rischia di allontanarlo da ciò che conta davvero. La
canzone, scritta da Dimartino e prodotta da Roberto Cammarata, è una delicata
ballad folk dove l’arrangiamento gira attorno a un arpeggio di chitarra che
assume una valenza quasi popolare, elettronica e organica, mentre il mellotron
fa da sfondo. Il concerto vedrà la partecipazione del cantautore Fabrizio
Cammarata, insieme al quale ci sarà anche un rimando al loro progetto Un mondo
raro, dedicato a Chavela Vargas.
INFO per
biglietti: I biglietti sono acquistabili online sul sito www.fondazioneorestiadi.it

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