I medici specialisti convenzionati contro il Governo Regionale: “Le farmacie non possono trasformarsi in ambulatori”
CIMEST –
Coordinamento Intersindacale della Medicina Specialistica Territoriale
CONF SALUTE
HEALTHCARE
SBV - SINDACATO
NAZIONALE BRANCHE A VISITA
Palermo, 16 ottobre 2026
I medici
specialisti convenzionati contro il Governo Regionale: “Le farmacie non possono
trasformarsi in ambulatori”
Sanità Siciliana: Cimest, Conf Salute Healthcare e Sindacato Nazionale
Branche a visita criticano duramente le scelte del Governo regionale sulle
farmacie dei servizi
«La salute dei
cittadini non è una merce. Le farmacie non possono trasformarsi in ambulatori
specialistici senza garanzie adeguate di qualità, sicurezza e controllo».
«Il farmacista non è
un medico, la farmacia non è un poliambulatorio e le prestazioni specialistiche
richiedono professionisti abilitati, strutture idonee e responsabilità cliniche
definite».
Il CIMEST, ConfSalute Healthcare e il Sindacato Nazionale
Branche a Visita esprimono la più ferma critica verso le scelte del Governo
della Regione Siciliana che favoriscono l’espansione delle cosiddette farmacie
dei servizi senza affrontare con la necessaria determinazione la programmazione
del fabbisogno sanitario e il potenziamento della medicina specialistica
territoriale pubblica e privata accreditata. Desta notevole preoccupazione
l'annuncio, riportato da Live Sicilia il 14 ottobre, riguardo un prossimo
accordo con Federfarma per l'erogazione nelle farmacie di ECG, Holter cardiaci
e pressori, spirometrie, autoanalisi ematiche e ulteriori servizi sanitari con
ricette del Medico di Medicina Generale ed a carico del S.S.R.
«Ciò che viene presentato come una rivoluzione della sanità
territoriale rischia invece di diventare una pericolosa sovrapposizione di
competenze professionali, una duplicazione dei servizi e una grave disparità di
trattamento rispetto agli ambulatori specialistici pubblici e privati
accreditati».
La tutela della salute, sancita dall’articolo 32 della
Costituzione, non può essere subordinata a scorciatoie organizzative né a
logiche commerciali. Non sono accettabili soluzioni che generino disparità
nelle garanzie offerte ai pazienti.
DUE PESI E DUE MISURE: IL NODO DEI REQUISITI
Per aprire e mantenere operativo un ambulatorio o un
poliambulatorio specialistico sono richiesti requisiti strutturali,
tecnologici, organizzativi e professionali: locali adeguati, apparecchiature
conformi, personale qualificato, procedure di sicurezza, direzione sanitaria
ove prevista, verifiche e controlli. L’accreditamento istituzionale aggiunge
ulteriori condizioni ai fini dell’erogazione delle prestazioni per conto del
Servizio sanitario.
Perché la Regione adotta per le farmacie dei servizi un
percorso differente senza dimostrare con chiarezza pubblica che, per
prestazioni comparabili, siano assicurati livelli equivalenti di sicurezza,
appropriatezza clinica, qualità e vigilanza?
Non chiediamo identità formale delle norme applicabili a
strutture diverse: pretendiamo equivalenza effettiva delle garanzie per il
cittadino. Le prestazioni sanitarie non diventano meno delicate soltanto perché
si svolgono in una farmacia.
IL FARMACISTA HA UNA PROFESSIONE DEFINITA: NON PUÒ SOSTITUIRSI AL MEDICO
Il farmacista è un professionista sanitario con competenze
specifiche nella preparazione, dispensazione e corretta utilizzazione dei
medicinali, oltre che nei servizi che la legge espressamente gli attribuisce.
Ma la laurea in Farmacia non abilita alla professione medica e non conferisce,
da sola, le competenze del fisioterapista, dell’infermiere, del tecnico
sanitario di radiologia medica o di altri professionisti.
Diagnosi medica, prognosi e decisioni terapeutiche
richiedono formazione clinica, capacità di diagnosi differenziale e assunzione
delle relative responsabilità. Un test non è una diagnosi; un apparecchio non
sostituisce il ragionamento clinico; una trasmissione telematica di dati non
equivale, automaticamente, a una visita specialistica.
La legge già autorizza alle farmacie determinati servizi, a
condizioni specifiche e nei limiti delle competenze professionali. Non
contestiamo le attività legittime, ma ogni possibile sconfinamento e qualunque
riduzione dei controlli necessari.
LE FARMACIE DEI SERVIZI NON SIANO UNA SANITÀ PARALLELA
«La
Sicilia sta già investendo nella riorganizzazione della sanità territoriale
attraverso le Case della Comunità, le Aggregazioni Funzionali Territoriali
(AFT), le Centrali Operative Territoriali e l'integrazione tra medici di
medicina generale e specialisti». Il DM 77/2022 ha delineato un modello
assistenziale fondato sulla prossimità, sulla continuità delle cure e sulla
presa in carico dei pazienti.
«Perché,
mentre si costruisce questa rete, si sceglie di sviluppare un ulteriore
circuito diagnostico nelle farmacie, senza chiarire come esso si inserisca nei
percorsi già programmati?».
«Prima di
finanziare nuove prestazioni, la Regione dovrebbe dimostrare quali bisogni
restino insoddisfatti, quali servizi siano realmente aggiuntivi e come vengano
evitati sprechi e duplicazioni».
Le farmacie
possono offrire un supporto di prossimità importante, specialmente nelle aree
rurali, montane e territorialmente disagiate, purché integrate nella rete
sanitaria e operanti entro confini chiari. Tale funzione non può diventare il
pretesto per duplicare in modo indiscriminato l’offerta nelle città e nei
territori già dotati di ambulatori e poliambulatori specialistici.
Quale fabbisogno documentato giustifica nuovi percorsi e
nuove risorse, quando esistono strutture accreditate con personale e tecnologie
già disponibili, ma vincolate da budget insufficienti o tardivi? La Regione
renda pubblici i dati che dimostrano efficacia, sicurezza e sostenibilità di
ciascuna scelta.
IL PARADOSSO DEI PRESIDI SANITARI
Le farmacie sono riconosciute nell’ordinamento come presidi
sanitari di prossimità, pur svolgendo anche la vendita di medicinali e prodotti
commerciali. Proprio per questo va evitata ogni confusione fra tale ruolo e
quello degli ambulatori specialistici, organizzati per diagnosi, cura,
riabilitazione e presa in carico clinica.
È profondamente contraddittorio enfatizzare la nuova
centralità delle farmacie mentre non si riconosce in modo pieno, nella
programmazione regionale e nelle politiche di investimento, il valore degli
ambulatori e poliambulatori specialistici accreditati. Chiediamo che questi
ultimi siano valorizzati espressamente come componenti essenziali della rete
dei presidi sanitari territoriali.
PROGRAMMAZIONE, FABBISOGNI E FINANZIAMENTO DEI LEA
La Regione non può sottrarsi al suo compito prioritario:
quantificare i reali bisogni di salute, finanziare in misura adeguata i Livelli
Essenziali di Assistenza e utilizzare tutta la capacità erogativa qualificata
già presente sul territorio. Ritardi nell’assegnazione dei budget, risorse non
commisurate ai fabbisogni e tariffe insufficienti penalizzano pazienti e
strutture.
Anziché creare sovrapposizioni, occorre abbattere le liste
d’attesa mediante un programma trasparente, integrato e controllabile che
valorizzi la specialistica ambulatoriale pubblica e privata accreditata secondo
qualità, appropriatezza e capacità erogativa.
CIMEST, CONFSALUTE e SBV chiedono di conoscere le tariffe
previste dall'accordo regionale, le modalità di finanziamento, i tetti di spesa
e gli studi sull'effettivo risparmio per il Servizio sanitario regionale.
«Le risorse pubbliche devono essere utilizzate per
migliorare l'assistenza, non per moltiplicare i canali di erogazione senza
dimostrare vantaggi concreti per i cittadini».
LE RICHIESTE AL PRESIDENTE DELLA REGIONE E ALL’ASSESSORATO ALLA SALUTE
1. Verificare preventivamente, prima di ogni ulteriore
ampliamento regionale, requisiti, personale, responsabilità cliniche e
controlli applicabili ai servizi sanitari nelle farmacie.
2. Pubblicare gli standard strutturali, tecnologici,
organizzativi e professionali, nonché gli esiti delle verifiche delle ASP, nel
rispetto dei limiti di legge.
3. Garantire qualità, sicurezza e appropriatezza
equivalenti per prestazioni comparabili, senza sovrapposizioni abusive di
competenze professionali.
4. Rendere pubblico il fabbisogno sanitario che giustifica
i nuovi servizi, i relativi costi e gli indicatori di beneficio per i
cittadini.
5. Rivedere la programmazione della specialistica
territoriale, attribuendo tempestivamente budget adeguati e criteri oggettivi
di qualità e appropriatezza erogativa.
6. Riconoscere e valorizzare gli ambulatori e i
poliambulatori specialistici nel sistema territoriale di prevenzione, diagnosi,
cura e riabilitazione.
7. Convocare con urgenza le organizzazioni sindacali
firmatarie per un confronto istituzionale effettivo.
«LA SALUTE NON SI APPALTA, NON SI SVENDE E NON SI IMPROVVISA»
«La
farmacia ha un ruolo importante nella sanità di prossimità. Ma la prossimità
non può diventare il pretesto per confondere le competenze professionali,
abbassare le garanzie cliniche o creare trattamenti diseguali tra gli erogatori
del Servizio sanitario nazionale».
«La Regione
Siciliana deve scegliere se programmare l’assistenza sulla base di bisogni
reali, competenze professionali e standard verificabili oppure continuare a
moltiplicare percorsi che rischiano di disorientare i cittadini. Il farmacista
non è un medico e la farmacia non è un ambulatorio specialistico. Non siamo
contro i farmacisti: siamo contro le scorciatoie, le ambiguità sulle
responsabilità cliniche e una programmazione che penalizza chi è già
autorizzato e accreditato per erogare prestazioni specialistiche. La salute dei
siciliani richiede regole, qualità, trasparenza e pari garanzie di tutela».
Le organizzazioni firmatarie si riservano ogni iniziativa
istituzionale e legale consentita dall’ordinamento a tutela dei cittadini e del
corretto funzionamento del Servizio sanitario regionale.
ORGANIZZAZIONI FIRMATARIE
CIMEST –
Coordinamento Intersindacale della Medicina Specialistica Territoriale
Il
Presidente Dott. Salvatore Calvaruso
CONF
SALUTE HEALTHCARE
Il
Presidente regionale Dott. Luigi Marano
SBV SINDACATO
NAZIONALE BRANCHE A VISITA
Dott. Salvatore Gibiino

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