Il Maestro siciliano Francesco Di Mauro festeggia la sua 100esima Traviata in Slovenia, all’Opera Ballet di Maribor
È sempre stata una carriera in costante ascesa quella del Direttore
d'Orchestra siciliano Francesco Di Mauro- iniziata dagli studi a Parigi e
confluita nella direzione di importanti istituzioni musicali in Europa e in America
Latina, in collaborazione con orchestre prestigiose.
Emblematica, in tal senso, è l’ultima tournée- con appuntamenti il
30
dicembre 2025 e il 3 gennaio 2026 nell’ambito dell’Opera Ballet
del Teatro SNG di Maribor, in Slovenia- dove il Maestro ha
raggiunto il traguardo della sua 100esima esibizione nella celebre Opera
"La Traviata" di Giuseppe Verdi.
Applausi a
scena aperta e la standing ovation di un pubblico internazionale hanno
suggellato nel migliore dei modi questo storico momento artistico del Maestro
Francesco, confermando la sua elegante ed impeccabile direzione orchestrale.
Con profonda
sensibilità interpretativa, il Maestro ha diretto la Simfonični orkester SNG Maribor, e un cast di altissimo livello con protagonisti, in particolare: il soprano zagabrese Darija Auguštan nel ruolo di Violetta Valery, il
tenore sloveno Martin Sušnik nel ruolo di Alfredo Germont, e il
baritono serbo Željko Lučić in Giorgio Germont.
“Cento recite de La Traviata- commenta il
Maestro Francesco Di Mauro- non sono un semplice numero, ma raccontano la
sedimentazione di un percorso artistico e umano. Un itinerario che ho avuto il
privilegio di attraversare dal podio, sera dopo sera, tra entusiasmi, emozioni
e successi, incontri con cantanti straordinari e un pubblico che, di
generazione in generazione, continua a riconoscersi nella parabola di Violetta:
una storia che parla di amore, di libertà, di dignità, di quella lotta
silenziosa che ciascuno porta dentro di sé.”.
“E poi ci sono
stati gli imprevisti, che oggi assumono la forma di aneddoti ma che, nel
momento in cui accadevano, rivelavano la natura profondamente umana del teatro:
un sipario che decide autonomamente di chiudersi, un Alfredo che perde la voce
nel brindisi e reinventa la scena con una dignità che nessuna regia avrebbe
potuto prevedere. In quei momenti ho riconosciuto la forza del teatro: la sua
capacità di trasformare l’errore in narrazione, la fragilità in rivelazione”.
“Dirigere La
Traviata per cento volte non equivale a reiterare un rito- conclude il Maestro-
significa rigenerarlo. Ogni sera. Ogni volta che la bacchetta si solleva, so
che quell’attacco non potrà mai essere identico al precedente. Perché mutano i
respiri, mutano le energie, muta la disposizione segreta con cui la musica
decide di attraversare i corpi e le coscienze. L’opera, come ogni organismo
vivente, non si lascia mai fissare una volta per tutte. Cento recite sono, in
definitiva, un atto d’amore. Per Verdi, per il teatro, per quella vita che
nella musica trova la sua forma più alta e più vulnerabile. E mentre rivolgo lo
sguardo al passato con gratitudine, lo rivolgo al futuro con la stessa
trepidazione della prima volta. Perché ogni recita, anche dopo cento, non è mai
un compimento: è sempre un inizio”.

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